La meditazione Chan

Siamo ciò che pensiamo.
Tutto ciò che siamo
è prodotto dalla nostra mente.
Ogni parola o azione
che nasce da un pensiero limpido
è seguita dalla gioia,
come la tua ombra ti segue
inseparabile.

Dhammapada

La meditazione Chan (Cinese: 坐禅) è una disciplina dello spirito che mette la coscienza in cammino verso l’obiettivo di conseguire l’equilibrio psicofisico, necessario per raggiungere la Maestria suprema e l’illuminazione.

Il termine Chan, riferito all’Ordine Buddhista della scuola Shàolín, è la forma abbreviata della parola Channa, traduzione cinese di Jhana (in lingua Pali), derivata dalla parola sanscrita Dhyana, che significa “meditazione”.

La meditazione Chan fa parte di un contesto spirituale molto più vasto da cui ebbe origine: la Cultura Vedica.

Nel sistema filosofico Vedico di Patanjali-Muni, conosciuto come Astanga-yoga (lo yoga in otto fasi), la settima tappa è il Dhyana.

Praticando la meditazione ci si distacca gradualmente da ogni concezione materiale.

Poi, con la mente e l’intelligenza spirituali, si realizza l’Anima Suprema e ci si stabilisce nel Samadhi (estasi).

Questo metodo di realizzazione spirituale fu adottato dal Signore Buddha e insegnato ai suoi discepoli come mezzo per realizzare il sé.

Insegnato nella scuola del Mahayana dai successori di Mahakasyapa, il Dhyana fu in seguito introdotto in Cina col nome di Chan, dal primo Patriarca di Shàolín: Bodhidharma.

La meditazione Chan è, a tutti gli effetti, un’antica scienza di identificazione e disidentificazione che insegna a costruire un dialogo interattivo tra tutte le componenti della personalità.

Da questo dialogo si può ricavare una centratura che sia un vero e proprio baricentro dell’Essere, che consenta di disporre in modo costruttivo dei contenuti psichici, dominandoli.

La meditazione è anche un metodo semplice e pratico, per rigenerare rapidamente il corpo, la mente e la loro connessione.

Infatti la meditazione insegna a esercitare un controllo cosciente sulle funzioni mentali.

Ciò avviene a partire dalla radice dell’essere, l’essenza ontologicamente sana di ciascuno, ovvero lo Spirito.

Attraverso la pratica della meditazione è possibile far emergere la più grande capacità intellettuale e fisica dell’essere umano, nascosta nei nostri corpi e menti.

Fisicamente, aiuta a riacquistare la vitalità, psicologicamente, agisce come una vera e propria psicoterapia, ripulendo il pensiero, dando nuova speranza e nuova comprensione della realtà.

Il primo obiettivo della meditazione è capire la nostra mente e conoscere la nostra vera natura, rimuovere tutte le contaminazioni presenti in essa e nella nostra realtà.

In questo senso, la meditazione Chan può contribuire a perfezionare la vita umana, avanzare la società e migliorare l’intero ambiente.

La meditazione Chan è un potentissimo mezzo di approfondimento della conoscenza poiché consente di immergersi in uno stato di coscienza raccolto e liberato dalle sovrastrutture psichiche.

Meditando su oggetti della realtà di natura elevata, spirituale, la relazione con la realtà che ci circonda muta e produce una comprensione del tutto diversa della propria vera identità, che in tale circostanza è possibile connettere con la Pura Coscienza, con l’Assoluto.

La meditazione Chan si pone come lo strumento concreto per giungere a questa consapevolezza superiore e connessione.

Concentrarsi sulla mente e contemplarla è morboso: non è Dhyāna.
Che cosa significa la parola “meditazione” Zuò-Chán?
In questa scuola significa niente barriere, niente ostacoli.
La meditazione trascende ogni attitudine materiale, buona o cattiva.
Il Venerabile Hui-neng.
Sesto Patriarca del Tempio Shàolín

La meditazione non è inazione né svuotare la mente.

In nessuna tradizione spirituale orientale o occidentale che si possa definire autentica, la meditazione si presenta con questo significato.

La meditazione permette di creare nella mente un “Grande Vuoto” fertile interiore che assomiglia allo spazio cosmico, tutt’altro che vuoto, ma pieno tutti gli astri, i pianeti e ogni forma di vita.

Durante la meditazione, nella coscienza, sovvengono innumerevoli pensieri e sensazioni, ma li si osserva passare come treni in una stazione che non si fermano e, come sono venuti, vanno.

La meditazione oltrepassa il pensiero mondano quotidiano e non contempla il non-pensiero.

L’illuminazione deve essere realizzata nella vita, non nella sua sospensione o non attraverso la sospensione di essa.

L’inazione non ha nessuna natura spirituale, è materiale quanto l’azione.

Se si crede che meditare significhi annullare la facoltà di pensare, allora tutte le cose non senzienti, come le pietre, avrebbero già raggiunto l’illuminazione.
Se si crede, invece, che pensando si ottenga l’illuminazione, allora tutti gli esseri senzienti sarebbero già liberati.
Patriarca Shàolín

La pratica della meditazione Chán è un’esperienza di penetrazione nell’io profondo, alle radici della propria identità, capace di trasformare la struttura dei pensieri.

E’ un metodo di educazione dell’anima individuale che impara a sottomettersi alle istruzioni dell’Anima Suprema fino ad aderire completamente al Suo divino volere, e diventare lei stessa divina, risvegliata (Buddha).

Educa a cercare la Verità dentro di sé, ad aprirsi all’amore e alla conoscenza interiore, a riconnettersi alla fonte, alla nostra natura più profonda dimenticata e a realizzare l’essenza della vita.

Un armonioso rapporto tra il corpo, la mente e l’intelligenza individuale e il Corpo, la Mente e l’Intelligenza Suprema dell’Universo.

L’uomo, infatti, è un essere cosciente che ha di fronte un percorso di evoluzione psichica attraverso il quale è possibile realizzare la sua Vera Natura spirituale costituita d’immortalità, consapevolezza, beatitudine, saggezza e Amore.

La Meditazione insegna a esercitare un controllo cosciente sulle funzioni mentali, partendo dalla radice stessa della personalità, la propria essenza ontologicamente sana, lo spirito, in modo da sapersi disidentificare da tutto ciò che nuoce e sapersi identificare con ciò che genera benessere, serenità, conducendo alla scoperta di sé.

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