Le parole danzate: gocce di poesia

Una riflessione sulle composizioni verbali di gruppo durante gli incontri di Danzaterapia tra Oriente e Occidente.

Durante gli incontri di Danzaterapia chiedo spesso alle partecipanti di esprimere con la prima parola che viene loro in mente.

Come fosse una sorta di ‘sintesi essenziale’, ciò che hanno provato nella danza seguendo l’esempio di Maria Fux,1 grande danzaterapeuta argentina.

Ella suole dare questo tipo di restituzione ai gruppi che partecipano ai suoi incontri.

A volte la parola

“…deve avere forza e comunicazione diretta con il corpo……La parola ‘vibrazione’ può essere scritta in un pezzo di carta e non significare assolutamente niente di più che una parola ma se la facciamo vivere e iniziamo ad ubicarla nello spazio, con il suo ritmo giusto e con il nostro corpo che la produce e ottiene risposta, mai ci dimenticheremo di lei”2

Ciò che ha scritto Maria Fux riguardo alla parola danzata credo sia profondamente vero anche per quella danza di voce, espressione e gesti che permette alla DanzaMovimentoTerapeuta di leggere in modo empatico la composizione poetica.

E’ fondamentale l’immediatezza.

Viene infatti richiesto agli utenti di non pensare troppo alla parola da pronunciare, ma di portare fuori ciò che preme dentro senza badare al fatto che la parola possa sembrare strana, insolita o bizzarra.

In un primo ciclo di incontri, alcuni anni fa, con un gruppo di ragazze adolescenti, lo stimolo era stato accolto velocemente.

Sono convinta che proprio la certezza del non giudizio, caratteristica del setting della danzaterapia, abbia facilitato la libera espressione.

La gradevolezza del risultato finale ha contribuito a rinforzare nelle ragazze la fiducia in loro stesse e nelle proprie capacità.

Nei percorsi successivi sono state proprio loro a chiedere di fare alcuni incontri su danzaterapia e scrittura creativa.

A volte è opportuno intervenire per facilitare la traduzione in parola a chi non è in grado di pronunciarla.

Ad esempio all’interno del Centro Diurno Disabili ogni tanto ho chiesto questo ad utenti che hanno limiti molto grandi e difficoltà di comprensione e verbalizzazione.

In questo caso nella poesia vengono accolti anche suoni ed onomatopee, più raramente può capitare di inserire anche i silenzi, sottolineando le pause, che possono essere contemplati perché anche il tacere è una scelta da accogliere.

Le parole vengono sempre richieste subito, appena la danza esaurisce la propria spinta al movimento, perché possa continuare a propagarsi attraverso l’espressione verbale creativa, prima ancora di emergere in altre possibilità comunicative nel cerchio conclusivo in cui si condividono i propri vissuti.

E’ proprio attraverso il vissuto della ‘danza delle emozioni profonde’ 3che le parole scaturiscono naturalmente, generate dal pensiero del cuore senza che intervenga il filtro del pensiero mentale cosciente ad impegnarsi in eventuali scelte estetiche o di auto-censura.

In questo modo emerge l’autenticità della parola che diventa poetica nel suo immediato collegamento vibrante alla danza.

“L’autenticità è la sostanza stessa della rettitudine dei viventi, una fedeltà a se stessi, per merito dell’eccellere del Cielo che opera in noi”4.

Quello che ci interessa in questo contesto non è il valore della poesia intesa come arte di comporre versi, che richiederebbe adeguata vocazione, formazione, e intenso, continuo lavoro di rilettura, ri-scrittura e cesello.

Non c’è nessuna pretesa di pratica colta o dottorale di poesia.

Quello che invece trovo interessante è la poesia intesa come possibilità di fare5, d’esprimere in forma creativa la propria visione della realtà, il proprio sentimento del qui ed ora.

Una possibilità che risponde all’innata spinta umana alla ricerca di produzione artistica.

In questo senso il valore della creatività, intesa come stato di vitalità esistenziale, non sarebbe ancorato al risultato, alla poesia realizzata ma piuttosto sarebbe collegato all’atto creativo stesso che secondo Donald Woods Winnicot è il modo che ha l’individuo di incontrarsi con la realtà esterna.

L’impulso creativo quindi si può trovare tanto nei bambini che soffrono di gravi ritardi quanto nell’architetto che sa esattamente che cosa desidera costruire.

Quest’impulso è insopprimibile ma può in casi estremi venire nascosto e fare la differenza tra il “vivere creativamente e il semplice vivere”.6

Nel lavoro di stesura della composizione poetica l’intervento della danzaterapeuta si limita ad un lavoro di ‘cucitura’, collegamento.

La mia scelta è quella di non cambiare mai l’ordine in cui le parole vengono dette cercando di aggiungere pochissimo: qualche articolo, qualche preposizione semplice o articolata, qualche congiunzione.

E’ importante per me che l’intenzione non sia quella di mettere qualcosa di mio ma che sia volta ad accogliere e sottolineare il potenziale creativo del gruppo.

Per facilitare questa possibilità non si centra l’attenzione su di sé ma si cerca di entrare senza pre-giudizi nel mondo degli altri coltivando la compassione intesa da David Brazier come comprensione del mondo soggettivo degli altri.

“La compassione implica un’accettazione incondizionata ed è intrinsecamente terapeutica”7

Questa modalità d’interazione favorisce la percezione di sé come parte di un tutto, il sentimento di non separazione.

Tutto ciò che si muove dunque all’interno del setting contribuisce ad un’opera di con-creazione.

Il risultato è la poesia del gruppo dove ciascuno può rispecchiarsi, e trovare una gratificazione nell’aver partecipato alla realizzazione di una composizione comune.

Ciò che viene rafforzato talvolta è il senso di fiducia nelle proprie possibilità creative.

La fiducia nella creatività è la chiave che accompagna via via i momenti del percorso: i progressi del singolo ‘si muovono’ in tutto il gruppo offrendo un comune senso di gioia, apertura e ascolto interiore”8

Nella composizione poetica gli utenti possono trovare risposta al bisogno di veder esternato un contenuto interno.

Emergono emozioni, sensazioni o ricordi che la danza ha suscitato e possono essere visti da ciascun utente rispecchiati nella poesia finale e riconosciuti, accolti dal gruppo e dalla conduttrice.

Inoltre nella composizione poetica, proprio in quanto condivisa e con-creata da tutti, questi contenuti trovano una propria collocazione in un modo che può essere più rassicurante di quanto richiede il mettersi individualmente in gioco.


1 Maria Fux si limitava inizialmente a leggere in sequenza le parole degli utenti ma negli ultimi anni aveva cominciato ad aggiungere qualche articolo e congiunzione accentuando ancora di più la lettura attraverso un sapiente uso della voce, degli accenti e soprattutto attraverso la sua partecipazione empatica in modo che ne risultasse una sorta di composizione poetica E’ proprio questa qualità di lettura che valorizza il rimando dato al gruppo senza cui non ci sarebbe che un elenco di parole risuonanti del solo valore semantico.

2 Fux, M. (2004). Frammenti di vita nella danzaterapia. Tirrenia: Edizioni del Cerro

3 Cerruto E. (1994). A ritmo di cuore. La danza terapeutica. Milano: Xenia edizioni

4 Larre, C. Rochat De La Vallée, E. a cura di (1994). Dal Huagdi Neijing Lingshu. La psiche nella tradizione cinese. Milano: Jaca Book edizioni.

5 Poesia : dal lat. poesi(m), dal gr. póiesis, deriv. di poiêin ‘fare, produrre’.

6 D.W.Winnicot, D.W. (1974). Gioco e realtà. Roma: Armando editore

7Brazier, D. (1997). Terapia zen. Roma: Newton & Compton editori

8 Cerruto, E. (2008). Metodologia e pratica della Danza Terapeutica, danzamovimentoterapia tra Oriente e Occidente. Milano: FrancoAngeli editore.

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