Counseling: fondamenti filosofici

L’attività di counseling nasce negli Stati Uniti negli anni ’40 grazie ai contributi di Carl Rogers, con la sua elaborazione delle tecniche non direttive e di Rollo May, che ha composto e pubblicato il primo volume sul counseling (1939).

Al suo esordio, il counseling ha una connotazione di intervento specifico di aiuto in ambito sociale e sanitario con caratteristiche diverse però sia dalla psicoterapia, sia dal lavoro sociale.

Il counseling nasce in seguito al passaggio da un’ottica centrata sulla malattia ad un’ottica centrata sulla salute. Questo cambiamento ha portato ad una maggiore sensibilità per la qualità della vita ed alla concezione di una prevenzione non più basata sull’evitamento del disagio, ma sulla promozione del benessere fisico e psicologico della persona.

Ma quali sono le radici teoriche e filosofiche del counseling?

La Fenomenologia

Il modello teorico del counseling fenomenologico ha il suo fondamento filosofico nella fenomenologia di Edmund Husserl.

La fenomenologia è un approccio alla filosofia che assegna primaria rilevanza, in ambito conoscitivo, all’esperienza intuitiva. L’intento della fenomenologia è quello di studiare o quantomeno descrivere i modi in cui le essenze ci si presentano.

Un elemento importante della fenomenologia di Husserl è il concetto di intenzionalità, secondo cui la coscienza è sempre intenzionale, cioè diretta ad un oggetto, che diventa suo contenuto.

L’oggetto può essere reale, ma anche ideale (come un numero, un giudizio, ecc…).

Per cogliere il fluire concreto della coscienza dobbiamo limitarci a descrivere ciò che si presenta nel vissuto, senza lasciarci condizionare dalle teorizzazioni formulate su di esso.

Non potremo mai cogliere il flusso del vissuto se non operiamo anzitutto una sospensione del giudizio sui problemi tradizionalmente sollevati intorno ad esso dalla scienza e dalla filosofia.

Husserl affida all’epoché (sospensione di giudizio) il compito di radicalizzare la ricerca fino a giungere a ciò che vi è di più essenziale, originario, nella coscienza. Una volta liberata da tutte le sovrastrutture, la descrizione della coscienza conduce ad alcuni dati incontrovertibili, ad alcune “evidenze” che si impongono da sé all’intuizione.

L’epoché è il metodo fondamentale dell’indagine husserliana.Rifiutandosi di accettare un mondo falsato da costruzioni speculative o pregiudizi abituali -le false ovvietà- il fenomenologo riesce a ridurre tutte le cose -reali o ideali- al nucleo originario, autenticamente vissuto, dell’esperienza in cui ci sono “date”.

Nell’ottica del counseling, la fenomenologia fonda l’atteggiamento del counselor per cui l’altro è conoscibile solo attraverso la coscienza intenzionale di chi osserva. Conosciamo soltanto attraverso le nostre intenzioni verso l’oggetto, per cui una conoscenza oggettiva non è data, l’interpretazione della realtà è sempre soggettiva.

In questa prospettiva, il counselor mette in atto la sospensione di ogni giudizio e interpretazione, praticando l’accettazione incondizionata dei vissuti del cliente e rispecchiandoli per come sono.

L’esistenzialismo

L’esistenzialismo -filosofia dell’esistenza)- è quella corrente di pensiero che nasce in Europa a partire dal 1930 grazie all’apporto, in particolare, di Heidegger, Jaspers e Sartre. Questi ultimi, esponenti di spicco di un più vasto movimento filosofico.

L’esistenza di cui si occupa l’esistenzialismo ha un significato preciso: l’esistenza è il divenire. Secondo la definizione di Heidegger è ex-sistere -“non permanere”, ovvero ciò che è sottoposto a un continuo mutare e a un continuo proiettarsi verso ciò che ancora non è.

Sempre secondo quanto esposto da Heidegger, l’uomo “ha sempre da essere il suo essere”. L’esistenza non è la sostanza stabile, ma è il modo in cui l’uomo decide da sé che forme prende il suo essere. L’esistenza è quindi per l’esistenzialismo la condizione propria dell’uomo che vive il dinamismo della realtà non solo nella propria coscienza ma anche e soprattutto nel proprio essere.

Proprio in quanto priva di un’essenza immutabile, l’esistenza si configura così come possibilità libera e aperta. Il luogo entro il quale può accadere ogni cosa senza possibilità di previsione.

Nell’esistenzialismo, l'”esistenza” assolve quindi il compito di “essere l’orizzonte che da un lato rende possibile il divenire e dall’altro gli conferisce quei caratteri di radicale insicurezza, instabilità, problematicità, finitezza, labilità, contingenza, che avvolgono la vita dell’uomo.

Quindi l’essere umano è impotente di fronte alla realtà del divenire, nel quale ogni cosa si genera e si distrugge. Decide le direzioni che deve prendere la propria esistenza ben sapendo che la realtà è indifferente alle sue scelte, e che il suo destino è quello di ritornare nel nulla.

Ciò che il counseling mutua dall’esperienza dell’esistenzialismo è la consapevolezza . La consapevolezza all’interno del flusso del divenire dell’esistenza, l’orizzonte di senso viene definito dalle scelte dell’individuo rispetto alla sua condizione, dalla pratica della sua libertà e della progettualità.

Anche l’intervento di counseling di approccio esistenziale, che prende spunto dal metodo fenomenologico, ha lo scopo, quindi di chiarificare la vita, comprenderla, e darle un significato proprio, portando a piena coscienza le scelte dell’individuo.

In questa ottica, l’individuo sano è colui che giunge alla propria “autorealizzazione”, al pieno sviluppo delle proprie potenzialità. Colui che diventa ciò che è, e non un semplice “adattato”. Si tratta di una concezione positiva dell’individuo, considerato un organismo, che tende naturalmente all’autorealizzazione. Il presupposto teorico di questa pratica è il bisogno di autorealizzazione come unica fonte di energia motivazionale del comportamento umano.

Sul piano della relazione d’aiuto si propone quindi un metodo non direttivo, che rispetti le tendenze vitali e autoregolantisi dell’individuo. Non direttività significa rispetto della libertà e dell’autodeterminazione del cliente . Contemporaneamente autoeducazione continua del counselor, che è in continua crescita, poiché la relazione d’aiuto è intesa come un incontro tra due esseri umani in crescita.

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