Danze in Cerchio e DanzaMovimentoTerapia a confronto

Danze in cerchio e DanzaMovimento Terapia, due tecniche a confronto per parlare di corpo e musica.

Nel corso di alcuni anni ho avuto modo di seguire, parallelamente alla conduzione di gruppi di DanzaMovimentoTerapia. Gruppi con cui ho condotto corsi annuali di danze popolari e danze in cerchio.

In entrambi casi ho rilevato un bisogno di ritualità che porta al rispetto delle cadenze temporali degli incontri.

Credo inoltre che in entrambi i contesti ci sia comunque una strutturazione del setting per quanto differenziata. Nella conduzione delle danze in cerchio l’incontro viene di solito scandito da alcune fasi.

C’è un momento iniziale, una danza ben precisa che segna per tutti l’inizio del corso.

Successivamente si ballano le danze apprese in precedenza, se ne imparano di nuove e infine il gruppo sceglie quali danze preferirebbe ripetere.

Il momento finale di congedo viene anch’esso scandito da un’altra danza come momento di contatto e consolidamento del gruppo stesso. Generalmente tutti hanno partecipato con buona continuità.

Il fatto stesso che un utente prenda la decisione di partecipare al percorso, sia di danze in cerchio che di DanzaMovimentoTerapia e si attivi per giungere al luogo dove si tengono gli incontri è già un profondo atto di volontà.

La volontà di seguire la spinta interiore, in sintonia con il proprio Sé collegato all’armonia naturale, è spesso un atto temerario non scevro di difficoltà.

Il modo di vivere nelle nostre metropoli occidentali è infatti così alienato dai ritmi e dalla sintonia con la natura. Le sue stagioni quindi lontano dai bisogni delle persone che cercano questo ricongiungimento. Il primo passo quindi è giungere agli incontri e mantenerne la continuità.

La differenza sta nel fatto che nei corsi di danza in cerchio la necessità di una continuità nella partecipazione non è esplicitata in maniera così incisiva.

Il conduttore può comunque chiarire come la continuità faciliti l’apprendimento e la possibilità di ricordare le danze apprese.

Sicuramente però, data la natura aperta di questa partecipazione, questo aspetto non viene sottolineato tanto come in un percorso terapeutico.

Tempo e spazio del setting

Il tempo della DanzaMovimentoTerapia viene talvolta vissuto come il ‘liberarsi dall’orologio’, come un tempo non più scandito dalle lancette, diverso dal tempo convenzionale.

E’ un tempo dilatato in cui può trovare spazio e ritmo la percezione soggettiva del tempo come tempo interiore.

Questa percezione, sia in termini qualitativi che quantitativi non corrisponderebbe quindi al tempo convenzionale.

Il tempo della DanzaMovimentoTerapia può consentire l’apertura di uno spazio di libertà dedicato a se stessi e all’incontro con gli altri.

Questo dissolvimento della dimensione spazio-temporale è stato evidenziato da Anna Halprin come uno degli effetti delle danze rituali in tempi antichi e in culture tradizionali, come modalità per accedere ad una dimensione ‘altra’.

I danzatori: “in quella dimensione, reinterpretano i magici eventi con i quali i loro divini antenati crearono il loro popolo ed il loro stile di vita. I danzatori non ritraggono le loro divinità, piuttosto essi stessi diventano le divinità e partecipano direttamente alla nascita della propria società.”

Ciò è possibile anche perché, nell’intento di creare un incantesimo positivo, utilizzando la danza come mezzo per affrontare le sfide della vita, i danzatori entrano realmente nel ruolo richiesto dalla rappresentazione.

Se la danza riguarda la caccia, ad esempio, essi divengono realmente il cacciatore e la preda.

Il danzatore quindi avrebbe una possibilità per non rappresentare, non interpretare, ma divenire, sperimentare dentro di sé la trasformazione che comporta, nella percezione, l’abbattimento delle barriere tra l’io e il sé, tra la percezione della propria individualità e il sentirsi parte del tutto.

In qualche modo è ciò che succede in DanzaMovimentoTerapia quando nell’incontro con un materiale o con l’altro, fosse anche la musica, l’utente entra in una dimensione di particolare intensità, non danza più la musica ma ‘diventa musica’ in ogni sua fibra.

Ciò è percepibile, talvolta, nell’espressione del volto o nella qualità del gesto che permette di dare risalto e visibilità allo spazio intorno ma viene anche verbalizzato, con una certa sorpresa, da alcuni utenti come uno stato particolare inesprimibile con le parole.

Quando mi ritrovo a condurre un gruppo, anche di danze in cerchio, percepisco il tempo come una possibilità per contenere la densità e la varietà di esperienze che vivo e condivido con gli utenti.

In questo caso è uno spazio dedicato a loro dilatato nell’intensità della percezione.

C’è però una profonda differenza: nella DanzaMovimentoTerapia il contenimento è dato anche dal tempo convenzionale. Nelle danze in cerchio c’è maggior elasticità: l’inizio dell’incontro è definito ma la durata temporale può variare.

Per quanto riguarda lo spazio anche per le danze in cerchio credo si ponga il problema di uno spazio ‘protetto’ al riparo di intrusioni esterne nell’intenzione di facilitare davvero la partecipazione di tutti.

Non sempre questo è facilmente realizzabile, spesso nei contesti di piazza l’essere ‘esposti’ può frenare la partecipazione in alcune persone.

Articolo scritto da Tania Cristiani

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